Storia della Repubblica

 

Il Partito Democratico è nato come grande partito nazionale avendo alla sua base otto differenti tradizioni della sinistra italiana: la marxista-comunista, la marxista-socialista, la socialdemocratica a-marxista, la cattolico-liberale, la cattolico-sociale, la democratico-laica, la liberale di sinistra, l’ambientalista. E’ anzitutto l’abbandono dell’ideologismo del Novecento. Delle concezioni fideiste di palingenesi della società. Del partito totalizzante che dà risposte di valore eterno. Delle strutture partitiche che si fanno parametro della verità, invadono l’autonomia della società e occupano pubblica amministrazione e istanze neutre.

Ma vi sono poi altri e altrettanto fondamentali punti di convergenza. Il principio e il metodo della riforma nella società democratica. L’ineluttabilità dell’inserimento di essa nel mondo globale. La necessità di una analisi della realtà assai maggiore di quella del passato e condotta con laicità scientifica. L’obbligo di riforme che siano adeguate alla straordinaria novità del tempo e dei rapporti sociali, fissate in istituzioni ed assetti non precari. E’ questa solida piattaforma politico-culturale che costituisce la vera novità del Partito Democratico. Essa accantona la “democrazia dissociativa”, legata alla guerra fredda, e archivia la “democrazia protetta”, che ne conseguì negli anni ’50.

Nitti, Rossi-Doria, Dorso, Tomaso Fiore, Carlo Levi, Compagna  sono spiriti democratici cui la sinistra, decennio dopo decennio,   deve le lezioni più incisive  sulla piaga economico-sociale dell’Italia. Salvemini, Giovanni Amendola, Gobetti, Rosselli, Bauer, Parri furono grandi esponenti delle concezioni democratico-riformatrici contro il fascismo. Già oggi nel Partito Democratico  si richiama ad Altiero Spinelli quando si parla di Europa: ma Carlo Sforza, Niccolò Carandini, Sergio Fenoaltea, Alberto Tarchiani. Piero Calamandrei, Tomaso Perassi, Giovanni Conti, Meuccio Ruini, furono tra i principali padri della Costituzione.Il leader della sinistra riformatrice nel secondo Novecento è Ugo La Malfa.

La storia