LETTERA APERTA
Al Segretario del Partito Democratico
On. Pierluigi Bersani
22 luglio '10
Caro Bersani,
in queste settimane i Liberal-Pd hanno fatto (e faranno) la loro parte nella battaglia contro la manovra finanziaria proposta dal Governo. Consentici allora di dirTi - anche sulla base dell’esperienza fatta - che in vista della Legge finanziaria 2011-2013 è necessario per il PD rovesciare il tipo di intervento politico finora adottato.
C’è infatti un carattere nuovo ormai assunto dai documenti economico-finanziari dei Governi occidentali che non si può ulteriormente ignorare. Non si tratta più di diagnosi e terapie dei problemi nazionali, collegati in qualche modo a questioni più vaste.
Sono invece l’espressione di un disegno che copre problemi comuni ad una vasta area di paesi omogenei; e, sul piano interno riflettono con puntualità le analisi e le stesse politiche adottate d’intesa sul piano internazionale, nel caso nostro sul piano europeo. E’ a questo carattere nuovo che non si può non adeguare l’azione politica del PD.
Dopo la manovra, anche la nuova legge finanziaria avrà la stessa impostazione, è stata voluta, come sappiamo, dai paesi più forti dell’Unione Europea, a cominciare dalla Germania. Ed è’ l’impostazione nettamente conservatrice: rigorismo di bilancio e contenimento della spesa. In Europa e in America, peraltro, nessuno mette in discussione il risanamento imposto dalla crisi del 2008-2009.
Ciò che invece è in questione è la necessità della crescita più vigorosa che può essere assicurata da iniziative di riforma economica e sociale e da una più mirata direzione della spesa pubblica e privata.
Quella crescita da cui soltanto dipende- ha sottolineato null’altro che il Fondo Monetario Internazionale- la fiducia ultima degli investitori nella capacità dei governi di riequilibrare i loro conti pubblici.
I Governi conservatori dell’UE riluttano a tale politica perché l’ampiezza delle riforme necessarie esigerebbero in ogni paese il concorso attivo delle forze progressiste. La linea dei Governi conservatori risulta, così, a scapito degli interessi di fondo dei loro paesi, e favorisce la ripresa di nazionalismi e protezionismi in Europa.
Le forze di centrosinistra non possono che avere il compito di contrapporsi con nettezza a tali indirizzi; e di individuare - con un vigore che ancora non vediamo - la posizione che più efficacemente risponda all’interesse dei paesi occidentali per il loro sviluppo economico e sociale, all’equilibrio dei loro conti pubblici e soprattutto alla dimensione globale dei loro principali problemi. Nessuno di questi tre elementi deve essere ignorato per favorire, in modo miope, la capacità di esportazione di paesi forti.
D’altra parte la nostra posizione sarà tanto più forte e autorevole- in armonia con il carattere nuovo assunto dalle politiche e dai documenti finanziari quanto più sarà concordata con le forze progressiste di ogni paese occidentale, ispirate alla nostra stessa visione.
Lo scontro tra una politica di sviluppo che si allarghi al mondo povero, e una politica rigorista e misoneista, chiusa nella fortezza europea, è ormai un elemento cruciale della lotta politica internazionale. E richiede il coordinamento di tutte le forze progressiste a cominciare da quelle facenti capo al Partito Democratico del presidente Obama, che più vigorosamente insiste per politiche comuni di sviluppo.
Comprendiamo certo, caro Bersani, le difficoltà che ti si frappongono nel perseguire tali obbiettivi che riteniamo siano gli stessi tuoi. Vogliamo tuttavia osservare che non solo una schiera di economisti di valore internazionale ma tutto il pensiero democratico-riformatore dell’Occidente sarebbero pienamente utilizzabili per ogni iniziativa che andasse un po’ al di là di confini nazionali e di ideologie del passato ormai stanche.
La rappresentazione dell’anima “democratica” del PD passa da qui. Ed è soltanto su questa linea che potranno essere superati gli egoismi di partito, di corrente, di corporazione che ancora frenano il PD. Tu li conosci meglio di noi; e dunque ci limitiamo a dire che auspichiamo da parte tua nuove impegnative iniziative, sia per la definizione del programma economico-riformatore del centrosinistra occidentale, sia per l’organizzazione di una struttura internazionale in cui convergano finalmente le principali forze progressiste mondiali come il Partito del Congresso Indiano , il Partito Democratico giapponese e altre formazioni in Asia, Africa e America Latina..
Non si tratta, quindi, di aderire a famiglie politiche che mostrano ogni giorno di più le loro insufficienze, ma di contribuire a creare nuove forze politiche in grado di affrontare le nuove sfide di questo inizio secolo guardando innanzitutto alla leadership di Barack Obama.
Parallelamente, caro segretario, crediamo che il partito debba avere sul malcostume pubblico un atteggiamento assai più risoluto e in parte anche diverso da quello finora assunto. Non si tratta di singoli episodi di deviazione, sempre possibili in ogni aggregato sociale dalla Chiesa ai Partiti.
Si tratta di una questione complessiva che investe in primo luogo il Governo e il Presidente del Consiglio, come sottolinea addirittura dallo stesso Ministro del Tesoro. Siamo di fronte alla degenerazione della vita italiana sotto il profilo etico e giuridico. E pensiamo che il Partito Democratico debba evitare strumentalizzazioni facili, e smettere di cercare le svolte politiche auspicate con leggerezza da alcuni nostri esponenti.
Ciò che occorre non è questo ma un impegno politico più efficace su una posizione di obbiettività e severità, che abbia migliore efficacia politica e si fondi su maggiore capacità di documentazione. Il lungo filo che lega il malcostume della destra dalla Sicilia alla Puglia, dalla Campania al Lazio, dagli Abruzzi alla Toscana, a Roma, al Veneto e al Piemonte, costituisce ormai un grumo oscuro pericolosamente analogo a quello che già colpì la prima Repubblica venti anni orsono.
E richiede non le tattiche delle combinazioni parlamentari ma l’inversione di marcia della politica, riportandola al suo senso vero. Come è ormai possibile, peraltro, solo nello schema moderno del bipolarismo alternativo sul quale il partito si è felicemente battuto negli anni scorsi.
Credici, con immutata amicizia e spirito di collaborazione
Enzo Bianco Presidente LiberalPD
Antonio Maccanico Presidente del Comitato dei Garanti LiberalPD
Ludina Barzini Vice Presidente LIberalPD
Adolfo Battaglia Comitato Nazionale LiberalPD
Sandro Gozi Vice Presidente LiberalPD
Andrea Marcucci Vice Presidente LiberalPD
Adriano Musi Vice Presidente LiberalPD
COMITATO NAZIONALE LIBERALPD 22 LUGLIO 2010
Cara Amica/Caro Amico,
il prossimo Comitato Nazionale LiberalPD è convocato per giovedì 22 luglio alle ore 15.00 , presso la sala esecutivo del PD - 3° piano - via S. Andrea delle Fratte, 16 - Roma,con il seguente ordine del giorno:
- esame situazione politica nazionale;
- rapporti con l’ Associazione Giovane Europa
- varie ed eventuali.
Considerata l'importanza degli argomenti da trattare, Ti prego di non mancare.
Ti aspetto.
Enzo Bianco.
ASSEMBLEA SOCI
Si è riunita il 10 maggio scorso, presso la sede del Partito Democratico a Roma, l'Assemblea dei Soci dell'Associazione LiberalPD.
Assetto interno e analisi della situazione politica - dopo il seminario Liberal di Valmontone e quello di Area Democratica a Cortona - all'ordine del giorno dell'incontro dell'area Liberal del Partito Democratico.
" Da molte Regioni d'Italia - ha reso noto Enzo Bianco, Presidente dei LiberalPD - ci arriva la richiesta di una presenza forte sul territorio, alla quale stiamo rispondendo con impegno ed entusiasmo".
L'Assemblea ha deliberato la nomina di tre Vicepresidenti, del Vice Segretario Generale e di alcuni Coordinatori territoriali.
L'On. Sandro Gozi, Ludina Barzini, e Andrea Marcucci i Vicepresidenti; Renato Lupoli il Vice Segretario Generale; Paolo Renzi il Coordinatore per il Lazio, Vittorio Salmoni per le Marche, Alessandro Pilotti per l'Emilia Romagna.
E stato inoltre nominato Giuseppe Facchetti Responsabile per le politiche economiche.
" E' necessario un deciso cambio di passo nel PD - ha affermato Sandro Gozi, neo Vice Presidente dei LiberalPD - Ritengo in ogni modo assolutamente fuori luogo mettere in discussione la leadership del Segretario Bersani.
Egli però dovrà aprire una fase nuova, emancipandosi da vecchie tutele e caminetti ottocenteschi in modo da dare spazio a nuove idee e nuovi interpreti."
Ludina Barzini chiosa: " La forza delle idee è maggiore dei numeri. Il Liberal saranno propositivi nel Partito non solo per dare nuove idee, ma per contribuire ad arginare l'erosione dei diritti civili che questo governo mette in atto giorno dopo giorno"
"La crescita dell'associazione - afferma il neo Vice Presidente dell'Associazione On. Andrea Marcucci - è fondamentale per garantire al PD quella vocazione plurale e riformista, che è alla base stessa della nascita del partito.
In modo particolare è la cultura liberal democratica che deve tornare ad essere il perno di una rinnovata capacità di governo dei molti problemi del Paese
II Seminario di Primavera LiberalPd.
Di Ludina Barzini
Il secondo convegno di primavera Liberal Pd organizzato dal presidente Enzo Bianco si è svolto in modo articolato fra panel con proposte tematiche e conversazioni sulla storia delle idee che compongono e sono la forza di quest’area culturale laica del Partito Democratico.
All’apertura dei lavori erano presenti i leaders del Partito democratico – da Massimo D’Alema a Dario Franceschini, da Franco Marini a Ignazio Marino, passando per l’analisi economica di Pasquale Pistorio, fino alla conclusione di Pierluigi Bersani – a dimostrazione della considerazione che hanno voluto dimostrare ai Liberal Pd.
Interessanti i contributi sulle “famiglie” politiche, dati da Giuseppe Galasso (“I Repubblicani”), Giuliano Amato (“I Liberal-Socialisti), Antonio Maccanico (“Gli Azionisti”) e Valerio Zanone (“I Liberali”).
Non hanno rinunciato a polemizzare fra di loro alla vigilia della direzione del partito: Massimo d’Alema continua a ribadire la sua idea (vecchia) di costituente democratica proponendo alleanze con Fini e Casini.
Trova anche il modo di aggredire il moderatore Stefano Menichini sulla questione dell’elezione in Puglia. Gli risponde subito Dario Franceschini ricordando che proprio perché la situazione è pericolosa “Non dobbiamo partire dalle alleanze, ma dalla nostra identità.
Con il presidente Fini si può fare una battaglia se c’è emergenza democratica. Ma la sua partita è e rimane nel centro destra.” Ignazio Marino contribuisce al dibattito portando avanti le sue idee sul tema delle innovazioni, della ricerca, della sanità con un linguaggio moderno, chiaro, e con forza di persuasione.
Luigi Zanda partecipa alla discussione sulle riforme istituzionali insieme a Franco Bassanini, Andrea Manzella, Stefano Passigli, Antonio Saitta. Franco Marini porta ai Liberal Pd il saluto della componente cattolica del partito ricordando antiche collaborazioni fra cattolici e liberal democratici.
E’ parso anche evidente che il politichese che ancora caratterizza i leader politici di lungo corso è forse alla base della difficoltà che ha l’elettorato a capire il Partito Democratico e il suo messaggio di alternativa di governo.
Il segretario Pierluigi Bersani ha invece il tono pacato di chi ha una visione ampia con il compito di tenere unito il partito, specialmente in un momento così delicato per le istituzioni e la democrazia. La platea sorride quando descrive l’attuale governo come “la nave dei folli”.
Sul metodo delle riforme Bersani sostiene che “l’elaborazione deve contenere elementi di innovazione e deve disturbare un po’. Non è riforma se non disturba”. Il partito sta lavorando in quella direzione.
Durante le discussioni sono ricomparse alcune parole e concetti che sembravano sepolti dalle non idee sostituite da slogan mediatici o dal vuoto come: responsabilità, coraggio, rabbia, diritti e libertà, il dialogo ha bisogno della capacità di ascolto, il potere tende a pensare in termini di libertà di gruppo mentre una società che si richiama ai valori liberal democratici deve difendere e salvaguardare le libertà individuali.
Giuliano Amato ha fatto una riflessione sul liberal socialismo e sul socialismo liberale ricordando che questi due filoni hanno avuto un ruolo importante nella storia del partito e delle idee socialiste. Dal momento che i partiti con i loro bagagli culturali sono scomparsi e che tutti i partiti di centro destra si dichiarano liberali è sembrato quanto mai utile invece ricordare quali sono le idee di fondo di social democrazie e liberal democrazie e di cosa significa essere partito laico.
Per creare il “nuovo” i valori delle tradizioni si devono incrociare con le idee di un mondo globalizzato. Le conclusioni di Enzo Bianco sono state chiare perché ha elencato ciò che i Liberal Pd non vogliono: prima di tutto i litigi “e D’Alema è venuto qui ad accendere polemiche.”; che venga messo in discussione il segretario del partito eletto dalla maggioranza del Pd; che diventi un partito solo social democratico.
Non vogliono il prevalere dei burocrati di partito. I liberal Pd vogliono invece costruire un loro profilo riformatore, aggredire le corporazioni e gli interessi particolari.
Il partito deve puntare sui giovani che hanno un grande patrimonio di idee e che non trovano ascolto. “Creare un’organizzazione sul territorio per far sentire la nostra voce e infine difendere la laicità dello stato di cui c’è grande bisogno.”
Idee e proposte si sono alternate durante i lavori creando una ricchezza di contenuti per i tanti giovani presenti e anche per gli altri che spesso si sentono frastornati dal troppo rumore assordante e demagogico di oggi.
Nicholas Clegg: un Liberal per cambiare in Gran Bretagna e in Europa
Siamo in tanti, dentro il PD, a guardare con simpatia, partecipazione e sostegno alla candidatura di Nicholas Clegg per i Liberal Democratici inglesi.
E’ una novità importante, un fatto che dice come idee, buona politica e proposte vere possano farsi interpreti di un cambiamento nel quale le persone si possono riconoscere.
In pochissimo tempo, Clegg, è passato con i suoi Lib-Dem in testa ai due schieramenti, Tory e Labour, salendo – secondo un sondaggio del Sun – dal 17 al 33 percento.
E’ una ventata di novità, quella portata da “Nick” Clegg nel panorama politico britannico: una novità di cui il Regno Unito da tempo avvertiva un grande bisogno.
Una novità anche per l’Europa – considerato il suo profilo non solo riformatore ma anche profondamente europeista – che può essere salutata come un inizio decisamente positivo.
Quello che sta accadendo in Gran Bretagna è un percorso al quale noi Liberal PD guardiamo con attenzione e interesse.
Facendo, ovviamente, il tifo per Nicholas Clegg, e sostenendolo, tutti insieme, per dare un segnale Liberal all’Italia e all’Europa.


